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Il suono del vapore

24 Febbraio 2026

Il suono del vapore

C’è un momento, durante un Aufguss ben riuscito, in cui calore, aromi e musica diventano un’unica cosa e passano da performance a racconto, o addirittura a una forma di linguaggio.

Quando devo scegliere la musica per un Aufguss, non posso fare a meno di partire dal ritmo: non solo quello che si sente, ma quello che si respira.

Il tempo come struttura del rituale

Da musicista, quando penso a un Aufguss, la playlist non è messa a caso in sottofondo. È una sequenza, una progressione, quasi una partitura. Come in un brano musicale, c’è un’introduzione, uno sviluppo e una chiusura.

Da batterista, so quanto un cambio di BPM (Beats Per Minute, battiti per minuto) possa modificare la percezione fisica di chi ascolta e di chi suona. In sauna questo effetto è amplificato: il calore apre i pori, il respiro si fa più profondo, il corpo è vulnerabile. Una scelta musicale sbagliata può spezzare la concentrazione; quella giusta, invece, guida il gruppo. Come un groove solido tiene insieme una band.

Ritmo e gesto

C’è un legame diretto tra la musica e i movimenti dell’Aufgussmeister. Ogni colpo di asciugamano, ogni rotazione dell’aria, è un gesto ritmico. Quando la musica ha una pulsazione chiara, il corpo risponde in modo naturale.

Personalmente trovo potentissimi i brani con percussioni tribali o minimaliste, perché parlano lo stesso linguaggio del corpo. La batteria, in fondo, è uno strumento primitivo: nasce per comunicare senza parole. In sauna, dove le parole servono poco, questo tipo di musica ha un potere coinvolgente non indifferente.

Il buon vecchio 4/4 (quattro quarti): il ritmo più semplice del mondo, ma, se fatto bene, il più potente in assoluto.

Dinamica: suonare con il calore

Un buon batterista non suona sempre forte. Sa lavorare con le dinamiche. Lo stesso vale per l’Aufguss.

Musiche troppo aggressive, troppo cariche, rischiano di sovrastare l’esperienza sensoriale. Al contrario, brani con crescendi graduali permettono al calore di “entrare” senza violenza. Amo le tracce che iniziano soft, magari con una semplice melodia o un pattern ritmico essenziale, e poi si arricchiscono lentamente. È come aumentare la pressione sul rullante: lo senti, ma non ti schiaccia.

Silenzio, pause e ascolto

Da musicista, ho imparato che il silenzio è parte della musica: una pausa ben piazzata nella composizione di un brano ha un impatto notevole ed è valorizzata al meglio. Anche in un Aufguss non tutto deve essere per forza riempito.

A volte lasciare un momento di respiro — una pausa, un suono lungo e sospeso — amplifica tutto ciò che viene dopo. In sauna, quel vuoto permette alle persone di ascoltarsi: il proprio respiro, il battito del cuore, il calore sulla pelle. In questi casi la musica non guida: accompagna.

Emozione prima del genere

Quando mi chiedono quale genere o stile musicale sia più adatto per un Aufguss, la mia risposta è sempre la stessa: non è una questione di genere, ma di intenzione. Dipende da ciò che vogliamo creare e dall’emozione che vogliamo trasmettere.

Ho partecipato ad Aufguss meravigliosi con elettronica ambient, altri con musica classica rivisitata, altri ancora con ritmi sciamanici. Quello che fa la differenza è la coerenza emotiva. La musica deve avere un perché, raccontare qualcosa, sostenere un viaggio. Come in un buon concerto: puoi anche sbagliare una nota, ma se l’intenzione è chiara, il pubblico ti segue.

Giusto per dare un’idea: il genere che suono con la mia band è una sperimentazione definibile forse come “symphonic progressive metal”, ricca di dinamiche, groove e fill (abbellimenti ritmici). La mia ricerca musicale si basa quindi tendenzialmente su brani articolati e particolari, con cambi di tempo e ritmiche che mi offrono le giuste accentature per eseguire le tecniche con il telo e per effettuare gettate di acqua e ghiaccio più coinvolgenti.

Conclusione

Guardando un Aufguss dal punto di vista di un batterista, mi rendo conto che non è poi così diverso dal salire su un palco. C’è un pubblico, c’è un flusso di energia, c’è una responsabilità. La musica non è decorazione: è la spina dorsale dell’esperienza.

Quando la scelta musicale è consapevole, quando dialoga con il ritmo del gesto e con il respiro di chi è in sauna, allora l’Aufguss smette di essere solo una pratica di benessere. Diventa una performance.

In quei momenti, il vapore suona davvero.

Simone Mannelli

 

Questo articolo si trova in: Aufguss Moderno, Musicoterapia