La sauna è una pratica tradizionale di origine nordica, oggi ampiamente diffusa come esperienza di benessere e prevenzione. Numerosi studi scientifici hanno indagato gli effetti della sauna sul benessere psicofisico, evidenziando benefici a livello cardiovascolare, metabolico, neuroendocrino e psicologico.
Il presente articolo analizza i principali meccanismi fisiologici indotti dall’esposizione al calore, le ricadute sulla salute fisica e mentale e le evidenze cliniche disponibili, integrando tali dati con una lettura psicologica, psicodinamica e mindfulness-based. Vengono inoltre discussi limiti, controindicazioni e implicazioni cliniche.
Il concetto di benessere psicofisico, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, comprende uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. In questo quadro, la sauna è sempre più considerata una pratica complementare di promozione della salute. Tradizionalmente utilizzata nei Paesi nordici, la sauna secca finlandese espone il corpo a temperature comprese tra 70 e 100 °C, inducendo una risposta fisiologica complessa e sistemica che coinvolge molteplici apparati e sistemi di regolazione.
Relativamente ai meccanismi fisiologici della sauna, è importante evidenziare come l’esposizione al calore determina una serie di adattamenti acuti e cronici, tra cui:
- vasodilatazione periferica con aumento del flusso sanguigno cutaneo;
- incremento della frequenza cardiaca, paragonabile a un esercizio fisico di intensità moderata;
- sudorazione intensa, con perdita di liquidi ed elettroliti;
- attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), con rilascio di endorfine.
Questi meccanismi contribuiscono a una temporanea riduzione della pressione arteriosa e a un miglioramento della funzione endoteliale, sostenendo l’effetto protettivo cardiovascolare della sauna (Hannuksela & Ellahham, 2001).

Nello specifico i benefici a livello fisico coinvolgono differenti distretti corporei:
- sistema cardiovascolare – studi epidemiologici longitudinali hanno dimostrato un’associazione inversa tra frequenza di utilizzo della sauna e mortalità cardiovascolare. In particolare, Laukkanen et al. (2015) hanno osservato che l’uso della sauna da quattro a sette volte a settimana è correlato a una significativa riduzione del rischio di infarto e di morte cardiaca improvvisa.

- Metabolismo e sistema muscoloscheletrico – l’esposizione ripetuta al calore migliora la sensibilità insulinica e favorisce il rilassamento muscolare, risultando utile nel trattamento del dolore cronico, dell’artrite e delle sindromi reumatiche. Tali effetti sono stati documentati anche in programmi di terapia termica strutturata (Biro et al., 2003).
- Resilienza cellulare e longevità: il ruolo delle Heat Shock Proteins (HSP)
Un meccanismo molecolare di fondamentale importanza indotto dalla sauna è l’attivazione delle proteine da shock termico (HSP), in particolare la HSP70.
Queste molecole agiscono come “chaperoni molecolari”, riparando le proteine danneggiate dallo stress ossidativo e prevenendo l’aggregazione proteica patologica.
Dal punto di vista clinico, l’espressione regolare di HSP è associata a una potente azione neuroprotettiva. Studi epidemiologici (Laukkanen et al., 2017) indicano che l’uso frequente della sauna riduce drasticamente il rischio di malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer e la demenza, suggerendo che lo stress termico funga da “palestra molecolare” in grado di mantenere l’integrità del sistema nervoso centrale. Questo processo di ormesi (adattamento positivo a uno stress moderato) getta le basi biologiche per la resilienza psicologica descritta nei modelli clinici.

È noto che i benefici sono evidenti anche a livello psicologico, in particolare si riferiscono a:
- riduzione dello stress e dell’ansia – la sauna stimola il rilascio di endorfine e serotonina, neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore. Numerosi studi riportano una riduzione dei livelli di cortisolo e una percezione soggettiva di rilassamento profondo, con diminuzione dello stress percepito (Masuda et al., 2005).
- Effetti su depressione e qualità del sonno – la Waon therapy (terapia del calore) ha mostrato effetti positivi su pazienti con depressione lieve e moderata, migliorando sia l’umore sia la qualità del sonno (Kihara et al., 2009). Il miglioramento del ritmo sonno-veglia sembra mediato dalla modulazione della temperatura corporea centrale e dalla successiva fase di dissipazione del calore.
È importante poi ricordare alcuni aspetti di sicurezza e controindicazioni che evidenziano come nonostante i numerosi benefici, la sauna non è priva di rischi. Essa è controindicata in soggetti con instabilità cardiovascolare, ipotensione grave, infezioni acute o stato di disidratazione. È fondamentale un’adeguata reidratazione e un’esposizione graduale, soprattutto nei soggetti non abituati (Kukkonen-Harjula & Kauppinen, 2006).
Relativamente agli effetti psicologici della sauna (con specifico riferimento alle basi neurobiologiche e alle implicazioni cliniche) questi ultimi incidono su più livelli, qui di seguito brevemente descritti.
Sauna e regolazione dello stress
Dal punto di vista psicologico, la sauna può essere interpretata come uno stimolo stressogeno controllato (hormetic stress). L’esposizione acuta al calore attiva il sistema nervoso simpatico e l’asse HPA, inducendo un aumento transitorio del cortisolo. Con l’uso ripetuto, tuttavia, si osserva una risposta neuroendocrina più efficiente e meno reattiva agli stressor quotidiani, favorendo una maggiore resilienza psicologica (McEwen, 2007).

Neurochimica del benessere
L’esperienza della sauna è associata a rilevanti modificazioni neurochimiche:
- aumento delle β-endorfine, responsabili di analgesia e piacere;
- modulazione della serotonina, implicata nella regolazione dell’umore;
- coinvolgimento della dopamina, legata ai circuiti della ricompensa.
Questa combinazione spiega la frequente esperienza soggettiva di “euforia lieve” o di rilassamento attivo riportata dopo la sauna (Biro et al., 2003).
Effetti su ansia e disturbi dell’umore
La sauna può avere un ruolo complementare nel trattamento di disturbi d’ansia, depressione lieve-moderata e disturbi psicosomatici. Studi clinici mostrano miglioramenti nei punteggi di scale psicometriche come la Hamilton Depression Rating Scale e la Profile of Mood States (Masuda et al., 2005). Dal punto di vista cognitivo e psicodinamico, tali effetti sembrano mediati da una riduzione della ruminazione mentale e da uno spostamento dell’attenzione verso le sensazioni corporee (processi bottom-up).
Nell’ambito poi dell’integrazione mente-corpo e della consapevolezza corporea, la sauna rappresenta un contesto privilegiato per il rafforzamento della consapevolezza interocettiva, ossia la capacità di percepire e interpretare i segnali corporei interni. Una buona integrazione mente-corpo è associata a migliore regolazione emotiva, riduzione dei sintomi dissociativi e maggiore coesione del Sé corporeo. Tali processi sono legati all’attivazione della corteccia insulare, area centrale nell’elaborazione delle emozioni (Craig, 2009).
Inoltre, la sauna possiede effetti sul sonno e sui ritmi circadiani, ad esempio l’aumento della temperatura corporea seguito da una rapida dissipazione del calore favorisce un addormentamento più rapido, un incremento del sonno profondo (NREM) e una riduzione dei risvegli notturni. Il sonno di qualità rappresenta un fattore protettivo fondamentale contro ansia, depressione e burnout.
Nei contesti culturali poi in cui la sauna è una pratica condivisa, essa assume una funzione psicosociale rilevante, facilitando la comunicazione autentica, riducendo le barriere sociali e rafforzando il senso di appartenenza. Il supporto sociale percepito è un noto fattore di protezione per la salute mentale.
La sauna come esperienza psicocorporea: integrazione tra modello psicodinamico e mindfulness
Nel modello psicodinamico, in particolare nelle teorie psicosomatiche (Alexander; Marty), il corpo rappresenta il primo mediatore dell’esperienza affettiva. La sauna, attraverso l’intensa stimolazione sensoriale, favorisce il passaggio da un’attivazione affettiva non mentalizzata a una maggiore simbolizzazione. Il calore agisce come uno stimolo regressivo controllato, facilitando una temporanea regressione dell’Io in condizioni di sicurezza.
Citando Winnicott, la sauna può essere concettualizzata come uno spazio di holding (funzione contenitiva): un ambiente prevedibile e contenitivo che permette una riduzione delle difese ipercontrollanti e un contatto più diretto con il Sé corporeo (Anzieu, Io-pelle).
La sauna facilita spontaneamente uno stato di attenzione non giudicante al momento presente (mindfulness) , riducendo il vagabondaggio mentale. L’esperienza implica accettazione attiva delle sensazioni corporee e sviluppo della tolleranza agli stati interni, processi centrali nella regolazione emotiva e coerenti con l’attivazione delle reti prefrontali e insulari (Kabat-Zinn, 1994).
Secondo una definizione integrata, la sauna può essere vista come un ponte tra esperienza corporea e funzione riflessiva:
- stimolazione corporea intensa;
- attenzione consapevole alle sensazioni;
- emergere di affetti;
- simbolizzazione e mentalizzazione.
Questo percorso favorisce sicuramente una maggiore integrazione del Sé e una riduzione della dissociazione mente-corpo.

Limiti e considerazioni cliniche
La sauna non deve essere considerata un trattamento psicoterapeutico sostitutivo. In soggetti con disturbi di panico, disturbi dissociativi o claustrofobia, l’esposizione al calore può aumentare l’attivazione ansiosa; in questi casi è raccomandato un approccio graduale e supervisionato.
In conclusione, le evidenze scientifiche suggeriscono che la sauna sia un intervento efficace e a basso costo per favorire il benessere psicofisico. I benefici osservati derivano dall’interazione sinergica tra processi fisiologici, neuroendocrini e psicologici. Inserita all’interno di uno stile di vita sano, la sauna può rappresentare uno strumento utile per la prevenzione e la promozione della salute mentale, pur essendo necessari ulteriori studi clinici controllati per la definizione di protocolli d’uso standardizzati.
A cura di
Dott.ssa Federica Pennisi (psicologia e pedagogista).

