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Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa

09 Febbraio 2026

Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa

La mia avventura all’Herbal Cup 2025, parte seconda. 

di Andrea Trangoni

Il celebre verso di una poesia di Gertrude Stein (“Rose is a rose is a rose is a rose”) ben si presta come incipit della seconda e ultima parte dell’articolo sulla mia avventura alla Qualifica italiana della Sauna Herbal Cup 2025, che poi è spunto per allargare il campo e chiacchierare anche di altro. 

Una cosa è una cosa in sé, ma, allo stesso tempo, è anche un’infinità di altre cose, diversamente percepite da persona a persona. Le associazioni di idee e i significati simbolici che ognuno può attribuire alla “semplice” parola rosa, ad esempio, sono potenzialmente infiniti. Suggestioni, associazioni, eco, che chiamano in causa sia il vissuto di ognuno di noi, che l’immaginario sociale. Una complessità e un’intimità incommensurabili, che ci toccano e che parlano direttamente a noi. 

Questo è anche quello che succede durante un rituale. 

Un luogo del cuore come Zahre/Sauris (vedi qui l’articolo precedente) ha per me determinati e ben precisi profumi, suoni, ricordi, emozioni, che saranno solo in parte quelli dei saurani che vivono da sempre lì e, di sicuro, saranno quasi per nulla quelli degli ospiti delle due giornate di Herbal Cup nell’accogliente spa del Brunet a Fiera di Primiero. Eppure, il rituale muove l’emozione, i profumi mi avvolgono, altri ricordi affiorano e i suoni mi portano lontano. Il rituale si riempie di significati che appartengono a me. Perché “una rosa è una rosa è una rosa è una rosa”. 

Chiedere l’aiuto degli amici di Sauris per immaginare, costruire e realizzare la mia partecipazione all’Herbal Cup 2025, per me è significato questo: allargare, come cerchi concentrici a filo d’acqua, le suggestioni e i rimandi. Innervare le proposte non solo con le mie ipotesi e le mie emozioni, ma far affiorare e mettere in luce anche sguardi e vissuti diversi dentro una comune cornice condivisa, Zahre. 

Mi piace cercare di capire i percorsi teorici, di individuare e, dove possibile, di analizzare le cause che ci portano a ottenere determinati effetti, a provare a ripeterli e a migliorarli. Credo sia importante sforzarsi di studiare e aggiornarsi, con assiduità e costanza, perché permette di coniugare con cognizione di causa tradizione e aperture verso nuovi orizzonti. In leggerezza, mescolando le arti, dando sempre il giusto peso alle cose e, senz’altro, divertendosi! 

Vero è che forse, per molti, la cosa importante è solo regalare svago svagandosi a propria volta, con onestà e senza chiedersi troppi perché. Niente da obiettare, è giusto e va bene così, ogni maestro ha i suoi percorsi e le proprie priorità, i rituali sono belli proprio perché sono vari e io sono il primo a goderne. Fin da piccolo, però, mi è sempre piaciuto aprire i giocattoli per vedere, dal di dentro, come funzionavano i meccanismi. A volte, riuscivo anche a rimontarli, raramente quasi uguali… 

Di tutto questo, però, magari se ne parlerà meglio in altra occasione. 

Ora, viceversa, visto che una rosa è anche il suo profumo, di questo vorrei scrivere qui, di profumi.

Del profumo solare delle erbe e dei fiori dell’orto biologico Pa’ Mairlan di Matteo e Nicole, così sincero come i loro sorrisi. Del profumo del lino e del cotone di un telo tessuto a mano su un antico telaio con generosa maestria da Cristian, pezzo unico creato espressamente nella Tessitura di Sauris per l’occasione. Del profumo antico del Museo entografico, dove gli oggetti custoditi da Lucia sono storie, tradizioni e vita vissuta che non scolora, come il rosso di una maschera tradizionale in legno, indossata con emozione nei minuti finali dell’aufguss. 

E del profumo del fieno d’alpeggio, unico, che per me è tutta Zahre. 

Pur nella soddisfazione della riuscita di molte idee e nei riscontri positivi ricevuti da tanti ospiti presenti, non sempre tutti gli esperimenti vanno a buon fine nella tensione e nella complessità di una Qualifica, molte volte non si riesce a “tenere” tutto insieme come si vorrebbe, senza sbavature o inciampi. Ogni errore è stimolo per migliorare, si sa, e, dopo questa esperienza, io di stimoli su cui riflettere ne ho diversi. 

Le idee che ho proposto a questa edizione dell’Herbal Cup, però, nascono tutte in Sauris e i materiali, le erbe e gli elementi utilizzati provengono pressoché nella loro interezza da lì, con il contributo e l’affetto della comunità, e questo mi rende orgoglioso. 

Respirare il vortice di profumi che si alza da un’estrazione di origano selvatico, issopo e menta piperita cresciuti a mille e quattrocento metri. Immaginare di preservare la delicata bellezza di un fiordaliso, custodendolo dentro una sfera trasparente di gelatina e zucchero. Strofinare fra le dita cristalli di sale profumati da aghi sminuzzati di abete bianco raccolti nei boschi intorno alla Grien, dove è così di casa ritornare. “Suonare” mazzetti di lino essiccati legati al ventaglio, fra fumi di resina di abete rosso, quasi fossero giochi di bimbi di un tempo. Sorridere col batticuore a vedere cadere le gocce di olio essenziale estratte artigianalmente in proprio dalle foglie di salvia del giardino di casa (grazie all’aiuto fondamentale del maestro Luca Dal Sacco, supporto prezioso anche nelle giornate a Fiera di Primiero). 

Anche questa è la poesia di una competizione così totalizzante come l’Herbal Cup. Oltre le capacità tecniche e di esecuzione, che giustamente fanno la differenza nelle classifiche finali, esiste a monte un percorso immaginativo e un’ideazione progettuale che accomuna tutti i partecipanti e rende così peculiare e, appunto, poetica questa manifestazione. Un’esperienza da vivere, così faticosa e così coinvolgente, non soltanto durante il fine settimana della Qualifica finale, ma anche nei lunghi preparativi delle settimane precedenti. Eppure, alla fine, così formativa, divertente e rigenerante. 

Forse sono solo un sognatore, ma “una rosa è una rosa è una rosa è una rosa” ogni volta che mettiamo il cuore in un rituale. E non c’è tappeto volante più intimo e, allo stesso tempo, più condiviso di questo per portarci lontano.

Questo articolo si trova in: Aufguss Scrub in Bagno Turco, Vita associativa